Data: 28/07/2026

Immagini salienti

L’ingresso dei testimoni in città

Lo sceriffo Tate scorta Yargra, Kelvor, Leman e Tokala lungo la strada principale di Tre Pali, tenendo indietro i passanti con un gesto della mano

Lo sceriffo Josiah Tate tiene indietro la strada con un gesto della mano mentre Yargra e Tokala il Veloce attraversano Tre Pali scortati da Kelvor e Leman; sotto i portici la città si ferma a guardare.

L’arrivo del calesse sulla pista

Il calesse di Abigail Rooke, condotto da Cip Wenders, raggiunge la coda della carovana sotto lo sguardo di Dora, Gud e Grombrindal

Cip Wenders a cassetta e Abigail Rooke con il taccuino aperto raggiungono la coda del convoglio; Dora, Gud e Grombrindal li guardano avvicinarsi, mentre in lontananza i cavalieri del clan continuano a fiancheggiare la carovana.

Eventi principali

La carovana di Hector Brannagh lascia Tre Pali come stabilito la sera prima, portando con sé Dora l’Esploratrice, Gud Bender e Grombrindal. In città resta soltanto Kelvor Rivib: rifiuta l’idea di ingannare l’attesa al Fondo del Barile e prende posizione davanti alla porta del tribunale, in piedi e a digiuno di whisky.

Non passano molti minuti prima che Leman Russ rientri dalla pista est a passo veloce, con una complicazione già in bocca. Yargra non è venuta sola: la accompagna Tokala il Veloce, guerriero armato del clan, in veste di testimone e di guardia del corpo. Rimandarlo indietro umilierebbe la sciamana davanti alla sua tribù; disarmarlo offenderebbe l’onore del guerriero; lasciarlo entrare con le asce in vista significherebbe consegnarlo ai fucili di mezza città. Leman, che la legge dei coloni la mastica poco, lascia il problema a chi la parla meglio.

All’ufficio dello sceriffo, Josiah Tate li aspetta già passeggiando nervoso sotto il porticato. Non discute nel merito — sa che disarmare un guerriero è il modo più rapido per farlo arrabbiare, e Kelvor gli fa notare che in quella città sono armati tutti — ma non ha mezz’ora per convincere ogni testa calda di Tre Pali. Sceglie la strada di un uomo che accetta di esporsi: mettere tutto per iscritto. Tira fuori dal cassetto il registro delle attività particolari e verbalizza l’ingresso della guardia armata come operazione giustificata dalla situazione, coperta dalla testimonianza giurata di Kelvor e Leman. Poi guarda il paladino negli occhi e gli ricorda che cosa vale un giuramento: se quell’orco tira fuori l’ascia, ci perdono tutti, e lo sceriffo per primo — la stella, e forse non solo la stella. Kelvor firma e promette di fare il possibile. Leman, accanto a lui, si guarda le unghie.

Sulla strada verso i due orchi, Leman lascia cadere un dettaglio come si parla del tempo: mentre aspettava sulla pista ha visto un uomo a cavallo fermo sulla cresta della collina, che ha osservato a lungo la situazione prima di scendere sul versante opposto e sparire. Non ha inseguito nessuno — ha preferito restare a proteggere la sciamana — e non sa dove sia andato.

L’incontro con la scorta di Yargra comincia male. Tokala annuncia che proteggerà la sciamana «da tutti i tradimenti che ci aspettano» e promette di sguainare le asce contro chiunque li attacchi, o anche solo parli male di loro. Kelvor risponde che in quel caso sarà lui stesso a combatterlo — e la voce del paladino colpisce molto più forte del previsto. Tokala arretra di mezzo passo e si fa piccolo: «Sempre così con gli uomini, anche le loro parole feriscono.» Resta impressionato, ma è un ragazzo che ha già perso qualcuno per mano dei coloni, e la paura, in quelli come lui, non produce prudenza.

L’attraversamento di Tre Pali dura pochi minuti e sembra molto di più. Un’onda di interesse percorre la strada principale: i vecchi smettono di dondolare sotto i portici, le madri richiamano i bambini, le finestre si chiudono, e più di una mano scende al fianco senza un motivo dichiarabile. Tate distribuisce occhiatacce e ripete solo «veloci, veloci» finché il gruppo non è al sicuro dentro la Casa dei Registri, dove gli impiegati sbattono la porta interna al loro passaggio.

La sala del giudice si riempie di curiosi. Entrano due cittadini ben vestiti, un uomo con un taccuino che squadra la stanza prima delle persone, e infine Danny Cowell — lavato, sbarbato, pettinato, il cappello in mano — che si siede sorridendo e saluta con la cordialità di un vecchio compagno di tavolo da poker. L’uomo del taccuino si presenta come Ambrose Vane, giornalista del Tre Pali Tribune, e chiede un’intervista prima dell’udienza. Kelvor rifiuta, Leman scrolla le spalle, e Yargra taglia corto: tutto quello che ha da dire lo dirà in presenza dell’uomo della legge. Vane incassa senza insistere, ma lascia una porta aperta e un avvertimento travestito da cortesia — la stampa ha peso, e chi la usa con intelligenza ne ricava vantaggi. «Ne verrà fuori una storia interessante, in un modo o nell’altro.»

Nello stesso momento, poche miglia più a ovest, la carovana ha appena superato l’ultima casa della periferia. Quattro orchi a cavallo la raggiungono da nord dopo aver aggirato la città con un arco ampio, si dividono a coppie sui due lati del convoglio e cominciano a fiancheggiarlo a trecento metri, armati ma senza avvicinarsi. L’agitazione corre lungo i carri: qualcuno tira fuori il fucile, qualcuno chiude i teli. Gud Bender annuncia a voce alta che va a vedere cosa vogliono e cavalca verso di loro con le mani ben visibili sopra la testa, accompagnato da Grombrindal. I cavalieri non si muovono né sfoderano le armi; uno di loro parla il comune quel tanto che basta: «Noi guerrieri di Orme Profonde. Noi accompagna come rispettabile sciamana ha promesso. Pace.» La scorta è la contropartita del sostegno dato a Yargra, esattamente come Leman aveva anticipato.

Il ritorno al convoglio è più difficile dell’andata. Andrew Carver vuole sapere chi diavolo abbia autorizzato quella roba, e si rassegna solo quando gli si risponde che è tutto conforme agli accordi presi da Brannagh. Il resto della carovana è meno diplomatico: percorrere i carri chiedendo di restare allerta e di abbassare i toni frutta a Gud una scarica di insulti da metà del convoglio, e la promessa — tutt’altro che isolata — che il primo orco che si avvicini a meno di duecento yard verrà preso a fucilate. Poco dopo, Carver confabula concitatamente con Theodor Strand: il capo degli scout parte al galoppo, aggira i cavalieri orcheschi con un arco ancora più largo del loro e sparisce alla vista.

Circa un’ora dopo la partenza, Dora — che tiene la coda del convoglio — vede arrivare da dietro un calesse leggero col tendalino calato. A cassetta c’è uno gnomo, all’ombra una donna. La donna resta un volto che non le dice nulla, ma lo gnomo lo riconosce senza esitazione: è Cip Wenders, lo stesso che li ha seguiti per tutta la permanenza a Tre Pali. Un calessino in mezzo al nulla non è una coincidenza. Cip arriva a portata di voce con la cortesia del corriere di professione e chiede di parlare con il capocarovana, precisando che la signora Abigail Rooke è già nota al signor Brannagh. I due nani si guardano: il loro fiuto dice guai grossi, ma rifiutare un colloquio al capocarovana non è cosa loro. Gud va avanti ad avvisare Brannagh, Dora scorta il calesse fino in testa al convoglio.

Il colloquio avviene sul carro di Brannagh, e i tre restano nei paraggi fingendo di fare il proprio mestiere. Solo Dora strappa qualche brandello al frastuono dei carri: la donna che dice di dover comunque raggiungere i propri uffici, Brannagh che ribatte di essersi mosso come concordato, e ancora lei che accenna a un contratto di scorta. Il resto si perde. Brannagh invita il calesse a mettersi in coda al suo carro, dove la strada è più battuta, e Cip obbedisce: Abigail Rooke sfoglia il suo taccuino composta come se fosse in un ufficio, e il convoglio prosegue con lei dentro.

A Tre Pali, intanto, l’attesa del giudice si fa velenosa. Un uomo del pubblico — pelle bruciata dal sole, braccia da lavoro pesante — comincia a borbottare a voce abbastanza alta perché tutti sentano: che non si dovrebbe far parlare quella feccia, che dovrebbero morire tutti squagliati come è morto suo fratello, che nessuno dovrebbe permettersi di farli entrare. Si zittisce solo quando Tate glielo ordina, secco.

Cornelius Ashford entra e squadra la stanza prima ancora di sedersi, fermando lo sguardo sul guerriero orco più a lungo del necessario. Chiama Tate a sé, si fa mostrare il registro compilato quella mattina, lo scorre col dito senza lasciar trapelare nulla. Poi apre l’udienza con una lama: il banco prende atto per iscritto che è stato lo sceriffo di Tre Pali ad autorizzare la presenza armata di un membro del clan, e che il verbale porterà il suo nome accanto a quella decisione. «Spero che sappia cosa sta facendo.» Tate impallidisce e non dice una parola.

Segue la questione dell’ammissibilità. Ashford chiama la querelante, le fa firmare in anticipo il verbale dell’assemblea per confrontare la grafia con quella apposta sul Trattato di Fort Lame, e Yargra — che l’ha già fatto in passato — intinge la penna con troppa generosità e traccia i suoi segni. Il giudice compara le due firme con grande attenzione, poi pronuncia la frase che vale l’intera mattinata: «Il banco riconosce Yargra delle Orme Profonde come parte lesa legittima ai sensi dei patti.» E, alzando lo sguardo verso il pubblico, aggiunge la postilla che gli impedisce di sembrare generoso: «Non perché io lo trovi comodo. Perché la carta lo dice.» È un fatto raro fino all’inaudito, in un tribunale di coloni.

Le deposizioni sono tutte in salita. Yargra parla con il suo eloquio stentato e ripete quello che il gruppo già sa: le uccisioni sono di un numero insensato, minacciano la sopravvivenza della tribù e tradiscono lo spirito degli accordi firmati. Tokala parla anche peggio, ma enumera con precisione stragi e cadaveri contati, e descrive i luoghi con nomi che nessuno dei presenti sa collocare su una mappa. Leman, annoiato, liquida la propria deposizione in poche frasi svogliate. Poi tocca a Kelvor, e l’interrogatorio di Ashford diventa una dissezione: avete visto uccidere o avete visto i morti? Chi vi ha dato il nome di Harlan Pike? In che modo avete convinto Elias Barlow a fornirvelo? Il paladino conferma di aver visto i cadaveri e non l’atto, ammette che il nome viene da Barlow e precisa di non aver minacciato nessuno; il giudice liquida la precisazione osservando che una famiglia che vive isolata non ha il lusso della libertà d’azione. Poi affonda sul druido: i rapporti stretti di Leman con gli emissari della tribù ne fanno un testimone o una parte in causa? Kelvor, che il druido lo conosce appena — un incontro sul traghetto verso la città grande — risponde che a Leman interessano le leggi naturali più dei rapporti con un clan.

Prima delle conclusioni, il pubblico si prende la sua scena. L’uomo che aveva borbottato per tutta l’attesa si alza e dichiara che quei musi marroni devono sparire dalla faccia della terra, che gli sta bene se gli ammazzano tutti i bisonti e che potrebbero morire anche loro. Ashford non alza la voce: due colpi di martelletto, la constatazione che non è una deposizione utile al processo, e l’ordine allo sceriffo di allontanare l’agitatore. Tate prende Ezra Stubbs per il bavero e lo sbatte fuori; l’uomo si divincola senza troppa convinzione, e dalla finestra aperta si continua a sentirlo vociare per la strada.

La sentenza non è quella che Yargra sperava. Il banco prende atto delle deposizioni, ma le prove sono scarse — non sull’esistenza del fatto, precisa il giudice, bensì sull’identità dei colpevoli: gli si sta chiedendo di emettere un ordine contro uomini di cui nessuno conosce il volto. Può disporre ulteriori indagini, nient’altro. Gli atti saranno affissi all’Albo della Casa dei Registri entro il pomeriggio dell’indomani, e i mandati di comparizione verranno prodotti di conseguenza. Seduta tolta, lunga vita alle colonie. Danny Cowell allarga il sorriso, si rimette il cappello, saluta con un cenno del capo ed esce senza fretta, senza aver dovuto fare assolutamente nulla. Ambrose Vane continua a scrivere di gusto.

Fuori dall’aula non c’è tempo per il lutto. Tokala è furioso e tace soltanto perché il paladino gli fa ancora paura, ma ha la faccia di chi sapeva già come sarebbe andata. In strada, intanto, Stubbs ha trasformato la propria espulsione in un comizio, e altre voci si aggiungono alla sua: che ha ragione, che dovrebbero bruciarli, che è una vergogna che una cosa simile sia permessa. Davanti alla Casa dei Registri sta prendendo forma una folla di malumore. Tate sbircia dalla finestra e decide per la porta sul retro: un cortiletto, un cancelletto, e un percorso a zig-zag fra le case che porta tutti fuori dal paese senza incrociare nessuno.

Il congedo di Yargra è breve e senza rancore. Ringrazia per il tentativo, dice che si ricorderà di loro e del loro onore, e conferma di aver mandato quattro guerrieri ad accompagnare la carovana per un tratto. Poi saluta augurando che lo spirito della pianura guidi i loro passi e si allontana a passo celere con il solo Tokala al fianco: nessuno la scorta al campo. Solo quando i due sono lontani un centinaio di metri Tate si concede un sospiro — non è andata bene, ammette, ma almeno non sono scoppiati i casini.

È appena mezzogiorno. L’idea di aspettare la notte dura poco: il rischio concreto è una rappresaglia dei cittadini contro chi ha aiutato gli orchi, e lasciare quel problema sul tavolo dello sceriffo sarebbe un cattivo modo di ringraziarlo. Kelvor e Leman raccolgono le loro poche cose e si mettono in strada.

Un’ora fuori da Tre Pali, un colpo di fucile. Il proiettile passa abbastanza vicino da sentirlo sibilare, e solo dopo arriva il rumore dello sparo. Uno solo, da una direzione che non riescono a stabilire: non un agguato, un messaggio. I due cercano riparo per un istante, poi riprendono la strada al piccolo trotto, quanto basta per raggiungere il convoglio entro sera.

Il sole sta calando quando arrivano in vista della carovana, proprio mentre Brannagh dà il segnale di fermarsi e formare l’accampamento. Baci, abbracci e sollievo di rivedersi — e una domanda che resta appesa: che cosa ci fa un calesse in mezzo alla pianura.

Personaggi non giocanti incontrati

  • Josiah Tate — Sceriffo di Tre Pali. Si espone personalmente autorizzando per iscritto la presenza armata di Tokala in città, e ottiene in cambio il giuramento di Kelvor. Ashford gli scarica addosso la responsabilità in pubblico; lui incassa in silenzio. A fine giornata consiglia agli ospiti di sparire prima che la folla si scaldi davvero.
  • Cornelius Ashford — Giudice. Riconosce Yargra come parte lesa legittima ai sensi del Trattato di Fort Lame — «non perché io lo trovi comodo, perché la carta lo dice» — e poi smonta la testimonianza di Kelvor con precisione chirurgica. Dichiara le prove insufficienti sui colpevoli e si limita a disporre ulteriori indagini: nessun mandato, nessun ordine di comparizione immediato.
  • Yargra delle Orme Profonde — Sciamana e querelante. Prima orca ammessa come parte lesa davanti al banco di Tre Pali. Esce abbattuta ma senza rancore, ringrazia per il tentativo e conferma la scorta dei quattro guerrieri alla carovana. Torna al campo accompagnata dal solo Tokala.
  • Tokala il Veloce (nuovo) — Giovane guerriero delle Orme Profonde, scorta di Yargra. Ostile all’arrivo, promette di sguainare le asce contro chiunque parli male del clan; l’intimidazione di Kelvor lo spaventa più del previsto e lo zittisce per tutta la giornata. Esce da Tre Pali senza sguainare — ma esce anche convinto che le parole non risolvano niente.
  • Danny Cowell — Presente all’udienza, pulito e disarmato, in prima fila. Non fa e non dice assolutamente nulla per tutta la mattina, e ottiene il risultato migliore possibile: esce sorridendo, senza fretta e senza conseguenze.
  • Ambrose Vane (nuovo) — Giornalista del Tre Pali Tribune. Chiede un’intervista prima dell’udienza e viene respinto da tutti e tre. Resta in aula a prendere appunti per tutta la seduta. Ha lasciato un’offerta aperta e un promemoria: la stampa premia chi la sa sfruttare.
  • Ezra Stubbs (nuovo) — Carrettiere di Tre Pali, ha perso un fratello in una razzia. Disturba l’udienza fino a farsi cacciare da Tate, e trasforma l’espulsione in un comizio in strada che raccoglie consensi.
  • Hector Brannagh — Capocarovana. Riceve Abigail Rooke sul proprio carro e le concede il posto migliore in coda al convoglio. Dal frammento origliato da Dora, i due parlano di un contratto di scorta.
  • Abigail Rooke — Raggiunge il convoglio in calesse con Cip a cassetta. Primo contatto ravvicinato con il gruppo, per quanto ancora indiretto: nessuno le ha parlato, ma adesso viaggia con loro.
  • Cip Wenders — Conduce il calesse di Rooke e ne annuncia l’arrivo con la cortesia del corriere di professione. Riconosciuto immediatamente da Dora.
  • Andrew Carver — Capo delle guardie. Furioso per la scorta orchesca che nessuno gli ha annunciato; si rassegna quando gli si dice che è conforme agli accordi di Brannagh. Manda Theodor Strand a controllare.
  • Theodor Strand — Capo degli scout. Parte al galoppo aggirando i cavalieri orcheschi e sparisce alla vista: non si sa cosa abbia trovato.
  • Quattro guerrieri delle Orme Profonde — Scorta promessa da Yargra. Fiancheggiano il convoglio a trecento metri, disposti a quadrato, senza mai avvicinarsi. La carovana li detesta.
  • Il cavaliere sulla cresta — Un uomo a cavallo che osserva a lungo la pista est all’alba, poi scende dal versante opposto e sparisce. Leman non lo insegue e non sa dove sia andato.

Luoghi visitati

  • Tre Pali — Attraversata la strada principale con la scorta armata sotto gli occhi di tutta la città. Il clima è passato dalla curiosità ostile alla folla in formazione nel giro di una mattina.
  • Ufficio dello Sceriffo — Dove Tate verbalizza sul registro delle attività particolari l’autorizzazione che potrebbe costargli la stella.
  • Il Banco del Giudice, Casa dei Registri — Secondo piano, sedie per il pubblico tutte occupate. Al piano terra l’ufficio registri, i cui impiegati sbattono la porta al passaggio degli orchi. Gli atti dell’udienza saranno affissi all’Albo entro il pomeriggio successivo.
  • La pista verso ovest — Prima giornata di marcia del convoglio, fiancheggiato dalla scorta orchesca. Un’ora fuori città, sulla stessa pista, il colpo di fucile di avvertimento a Kelvor e Leman.