Regione: Middle West (fascia occidentale della Via dei Coloni) Tipo: Boomtown di transito, registri e promesse Popolazione: ~4.500 abitanti stabili, con forti oscillazioni stagionali
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Veduta di Trepali.
Mappa della citta’: strada principale, tracciato promesso, punti di interesse.
Aspetto
Trepali sorge la’ dove la Via dei Coloni smette di sembrare una lunga esitazione della campagna e comincia ad assumere il tono nervoso della Frontiera. Non e’ ancora l’ultima citta’, e forse non lo diventera’ mai davvero, ma e’ l’ultimo posto in cui il disordine del continente prova a darsi un nome, una ricevuta e un prezzo scritto bene.
Le carovane arrivano qui per gli stessi motivi per cui nessuno si fida fino in fondo di questo posto: acqua profonda, spazio per i carri, uomini che comprano e vendono carta con l’aria di vendere futuro. A Trepali si registrano lotti, si comprano provviste, si cercano braccia, si rimettono ferri ai muli, si sentono voci sui filoni di rame e sulle piste che si stanno aprendo piu’ a ovest. Molta gente la chiama citta’ con un mezzo sorriso, ma ci torna lo stesso.
La prima cosa che si vede da lontano non sono le case, ma i tre pali che danno nome al luogo: tronchi alti, scortecciati, infissi anni fa accanto al primo pozzo comune e mai piu’ abbattuti, ormai piu’ simbolo che struttura. Attorno a loro la citta’ si e’ allargata in fretta e male, con la logica di chi inchioda tavole prima di avere deciso se restera’ per l’inverno.
Il centro e’ una lunga strada di terra battuta cosi’ larga da sembrare esagerata quando e’ vuota e troppo stretta quando la riempiono carri, bestie, venditori, barili e bestemmie. Nei giorni asciutti la polvere si alza fina come farina cattiva; quando piove, il fondo diventa una colla marrone che si prende gli stivali e non li restituisce volentieri. Solo i due isolati attorno alla Casa dei Registri hanno marciapiedi di assi abbastanza continui da meritare il nome di marciapiedi.
Una cicatrice di terra rialzata taglia l’abitato da nord a sud-ovest: e’ il tracciato promesso della ferrovia, ancora senza rotaie, con pali, picchetti e qualche tratto di massicciata lasciato a seccare al sole. A nord di quella ferita stanno gli edifici che vogliono sembrare permanenti: uffici in tavole verniciate, un piccolo sportello della Banca Federale, l’albergo migliore, il telegrafo, due studi legali e una cappella dei Santi cosi’ nuova che il legno sa ancora di resina. A sud stanno i recinti, le scuderie, la fucina, i magazzini del sale, i piazzali dove si scaricano pelli, grasso, casse di ferramenta e speranze in forma di attrezzi.
L’aria di Trepali cambia odore ogni cento passi: segatura fresca dalle segherie, sudore di cavallo, ferro caldo, sapone rancido, caffe’ bruciato, cuoio bagnato, grasso animale e il freddo minerale dell’acqua tirata su dai pozzi profondi. Di sera le lampade a olio addolciscono poco: la citta’ non diventa bella al buio, diventa soltanto piu’ franca.
Abitanti e demografia
La popolazione stabile e’ quasi tutta umana, ma Trepali vive di gente che passa, resta due mesi, sparisce, torna con un carro diverso o un cognome inventato. Carrettieri, manovali, carpentieri, osti, predicatori itineranti, vedove con figli, pistoleri stanchi, geometri federali, cercatori di concessioni e contadini espulsi dai campi meccanizzati del Middle West si mescolano senza diventare davvero una comunita’.
Gli halfling e gli gnomi si vedono soprattutto nei lavori piu’ minuti e peggio pagati: riparazioni, cucine, stalle, lavanderie, smistamento di magazzino. Qualche elfo compare negli uffici, nei registri e nelle mediazioni commerciali, di solito con l’aria di considerare Trepali una parentesi redditizia piu’ che una casa. I nani sono rari ma memorabili: meccanici runisti, mercanti di attrezzi, artigiani che sanno farsi pagare. Gli orchi si vedono meno nel centro che ai margini, nei campi esterni o nelle trattative che nessuno ammette di avere fatto.
Quasi nessuno a Trepali possiede prestigio nel senso antico del termine. Qui contano tre cose piu’ delle altre: chi controlla l’acqua, chi controlla la carta, e chi puo’ permettersi uomini armati quando una delle prime due non basta.
Punti di interesse
- I Tre Pali - Il vecchio cuore del campo originario, oggi piccolo slargo polveroso attorno al pozzo comune e alle bacheche dove si affiggono offerte di lavoro, taglie, avvisi di vendita e ordini di partenza.
- La Casa dei Registri - Edificio a due piani con uffici, mappe arrotolate, cassaforte e scrivani esausti. Qui si registrano lotti, concessioni, passaggi di proprieta’ e controversie che nessuno vuole risolvere a pistolettate, almeno non subito.
- Il Tracciato Promesso - La massicciata incompleta della futura ferrovia. Di giorno e’ un cantiere intermittente; di notte e’ un confine sociale, un punto buono per imboscate, scambi rapidi e discorsi che non vogliono orecchie ufficiali.
- Il Piazzale dei Carri - Distesa di fango, paglia e ruote spezzate dove le carovane si raccolgono, si alleggeriscono o si ricompongono prima di ripartire. E’ il posto migliore per assumere guardie, comprare buoi e perdere il conto di quanti disperati esistano al mondo.
- L’Ufficio del Telegrafo - Una stanza lunga e stretta con fili tesi verso est e apparecchi capricciosi. Quando funziona bene, vende velocita’; quando funziona male, vende scuse costose.
- L’Ufficio dello Sceriffo - Casetta di tavole a un piano sul lato nord della strada, con una cella sul retro, una rastrelliera per fucili, una stufa, una caffettiera sempre calda e la stella federale dipinta sulla porta. Lo sceriffo Josiah Tate ci passa le mattine a leggere dispacci e i pomeriggi a fare il giro della citta’ a piedi. Di notte un vice di cui nessuno si fida abbastanza copre il turno.
- Il Banco del Giudice - Non un tribunale vero: una stanza al secondo piano della Casa dei Registri, con un banco di quercia rialzato su una pedana traballante, una bandiera federale appesa storta al muro e sei sedie per il pubblico che non bastano mai. Il giudice Cornelius Ashford tiene udienza tre giorni a settimana — quando c’e’ — e decide su concessioni contestate, risse con conseguenze, debiti non onorati e tutto cio’ che a Trepali non si riesce a risolvere ne’ con i pugni ne’ con l’oro. Le sentenze sono rapide, spesso impopolari, e quasi sempre definitive perche’ appellarsi a New Avalon costa piu’ di quanto la maggior parte dei querelanti possieda.
- Il Fondo del Barile - Saloon largo e basso sul lato sud della strada principale, con un portico di assi storte dove i cani dormono meglio dei clienti. Dentro: bancone di quercia scura macchiato di cerchi, specchio incrinato dietro le bottiglie, tavoli da gioco, una stufa di ghisa che d’inverno e’ l’unico motivo per cui la gente resta, e un pianoforte tecnomagico muto nell’angolo — un tempo suonava da solo, adesso ha tre fori di proiettile nella cassa armonica e le rune sul pannello interno sono scheggiate. Virgil Tench serve whisky annacquato ai disperati e whisky vero a chi paga il doppio, e sa tutto quello che si dice in citta’ perche’ glielo dicono tutti, ubriachi, prima di mezzanotte.
- La Pensione dell’Ultima Tavola - L’albergo piu’ rispettabile della citta’, con lenzuola quasi pulite, buon whisky e una sala comune dove sensali, notai, capicarovana e avvoltoi in abiti decorosi si osservano senza fingere troppo.
Storia e origine
Trepali nacque da una necessita’ modesta: fermarsi prima di spingersi troppo oltre. Per anni esistette solo come punto d’acqua segnato sulla memoria dei carovanieri, un pozzo profondo protetto da tre pali alti abbastanza da essere visti anche da chi arrivava con il sole negli occhi. Attorno al pozzo comparvero una tettoia, poi un recinto, poi una stazione di posta che pretendeva gia’ di chiamarsi albergo.
La svolta arrivo’ quando i geometri federali decisero di usare quel punto come base per misurare i lotti a ovest e quando si sparse la voce che il futuro tracciato ferroviario sarebbe passato abbastanza vicino da cambiare il valore della terra prima ancora di posarvi una sola rotaia. I registri richiamarono avvocati, gli avvocati richiamarono speculatori, gli speculatori richiamarono protezione armata, venditori di attrezzi, meccanici runisti e ogni genere di mestierante capace di vivere sul margine tra bisogno vero e guadagno sporco.
Negli ultimi anni la citta’ e’ cresciuta piu’ in fretta della sua autorita’. E’ diventata il posto dove una famiglia povera puo’ ancora convincersi di stare arrivando nel futuro mentre un uomo ricco puo’ gia’ cominciare a comprare il terreno sotto i suoi piedi. E’ anche per questo che molte carovane dirette piu’ a ovest la prendono come meta: a Trepali si decide chi si ferma, chi riparte, e chi scopre troppo tardi di avere pagato caro una promessa venduta male.