Data: 12/05/2026
Immagini salienti
La strage dei branchi
Leman Russ scopre nella prateria i resti della strage dei bisonti e comprende che la Frontiera sta gia’ divorando i suoi branchi.
La proposta al pozzo
Alla Fattoria Barlow, Leman tenta in disparte di convincere Mae a dare fuoco ai carri dei cacciatori; spaventata, la ragazza torna in fretta verso il pozzo mentre Dora origlia da lontano.
Calma tra i carri
Alla Fattoria Barlow, Kelvor Rivib trova un attimo di tranquillità ad affilare la lama della spada, mentre l’accampamento della carovana e la presenza dei cacciatori mantengono l’atmosfera tesa.
Eventi principali
La carovana lasciò la Fattoria Mercer con più lentezza del previsto. Prima di ripartire, gli uomini recuperarono dalle scorte dei Mercer tutto ciò che poteva ancora servire al viaggio: provviste, attrezzi, qualche animale, il poco che una famiglia spezzata non avrebbe più potuto reclamare. Intanto Dorothy Mercer, ancora ferita ma non più sola, restava sotto la tutela degli Halverson, che ormai la tenevano con sé come una figlia raccolta dalla disgrazia.
Il resto della giornata trascorse senza gloria. La Via dei Coloni, in quel tratto, era poco più di un sentiero tirato nell’erba alta, e il convoglio avanzò fra polvere, silenzi e la noia pesante della pianura. A sera, quando i carri vennero disposti in cerchio e i fuochi accesero un poco di luce nel nulla, il campo conobbe un raro momento di sollievo: un violino malmesso, qualche canto, qualche passo di danza. In mezzo a quella povera allegria, Dorothy si avvicinò timidamente alla famiglia che l’aveva accolta e riuscì perfino a sorridere.
Durante la notte, Theodor Strand e Andrew Carver giudicarono che la carovana si fosse ormai lasciata alle spalle la fascia più pericolosa intorno a Valdoren. Non era un territorio sicuro — briganti, orchi e animali selvatici restavano sempre possibili — ma il pericolo non sembrava più straordinario, soltanto normale. Fu una differenza piccola, ma sufficiente a far dormire molti con meno paura.
La mattina seguente gli esploratori ripresero la loro formazione abituale. Fu Leman Russ, guidato dal suo istinto di druido, a percepire per primo nell’aria un odore dolciastro e nauseante: carne marcia, portata dal vento da qualche punto oltre il sentiero. Su indicazione di Theodor, si staccò dal tracciato e andò a vedere.
Quello che trovò fu uno scempio. Nell’erba schiacciata dal passaggio di una mandria giacevano i resti di una quindicina di bisonti: grandi corpi squarciati, scuoiati male, lasciati a imputridire sotto uno sciame di mosche. Erano stati portati via il grasso, le lingue, il cuoio e i tagli migliori; tutto il resto era stato abbandonato lì, come se la prateria fosse soltanto un magazzino senza memoria. Leman, colpito nel profondo da quella vista, tentò almeno di velare i cadaveri facendo rialzare l’erba attorno alle carcasse. Fu un gesto piccolo, quasi inutile, ma sincero.
Fra le tracce della mandria riuscì comunque a leggere anche altro: il passaggio di cinque cavalli da sella e di un carro, tutti diretti grosso modo nella stessa direzione della carovana. Quando tornò indietro e riferì ciò che aveva visto, Theodor non ebbe dubbi: erano entrati in una zona battuta dai cacciatori di bisonti. Spiegò al gruppo che non si trattava di gente che uccideva per nutrirsi, ma di squadre che facevano denaro sulle pianure: pelli, lingue, grasso e cuoio per mercati, officine e cinghie da macchinario. Quella non era più caccia. Era industria.
La carovana riprese il cammino con un’ombra addosso. Poco dopo, Leman notò sul bordo della pista un mozzicone recente di piccolo sigaro: un’altra prova del fatto che i cacciatori erano passati di lì da poco.
Nel tardo pomeriggio apparve sulla sinistra una fattoria minuscola, isolata nella pianura, ma insolitamente affollata. Accanto alla casa e agli edifici di servizio c’erano due carri, molti cavalli e un andirivieni di uomini che trasportavano fagotti da un punto all’altro. Da lontano, Dora l’Esploratrice capì subito che qualcosa non tornava: quel luogo era troppo piccolo per ospitare tutta quella vita, e quella vita sembrava troppo ordinata per essere semplice lavoro contadino.
Con il buio ormai vicino, Hector Brannagh decise comunque di tentare la sosta. Il posto offriva acqua, e nella prateria aperta l’acqua valeva più di molte altre virtù. Avvicinandosi, la carovana vide che i fagotti erano in realtà pelli lavorate o in via di concia, e che dietro il fienile erano stati sistemati cavalletti per stenderle ad asciugare. L’aria puzzava insieme di acqua fresca e di cuoio marcio.
A riceverli si fece avanti Elias Barlow, padrone della fattoria: un uomo secco, patito, visibilmente stanco, ma ancora abbastanza lucido da capire il valore di una carovana in cerca di sosta. Dopo una breve trattativa, si accordò con Brannagh per 10 dollari, che garantivano all’intero convoglio il diritto a campeggiare sul terreno e un barile da cento litri di acqua fresca. Il denaro lo anticipò Leman Russ. Più tardi Brannagh cercò di restituirglielo, ma il druido rifiutò, dicendo apertamente di non dare importanza al denaro. Brannagh allora gli disse che si sarebbe considerato in debito con lui.
Quando Elias si ritirò verso la casa, una tendina a una finestra si richiuse in fretta. Dietro qualcuno osservava, ma nessuno riuscì a vedere chi.
Un carro con il barile venne mandato verso il pozzo per il carico d’acqua. Lì il gruppo vide anche un altro uomo, armato di fucile a canna lunga, che controllava la situazione con calma ferma e sguardo misuratore. Nessuno ne seppe il nome, ma la sola presenza bastò a chiarire che la fattoria non era soltanto un podere povero in cerca di monete.
Poco dopo uscì dalla casa Mae Barlow, la figlia adolescente di Elias, e fu lei ad accompagnare i visitatori verso il pozzo coperto. Era magra, lunga di membra, vestita di stracci rattoppati, ma con occhi troppo attenti per la sua età. Parlando con lei, il gruppo seppe che i cacciatori di bisonti erano clienti abituali di suo padre e che stazionavano lì già da una quindicina di giorni. Mae non li amava, ma non si faceva illusioni: senza i loro soldi, disse in sostanza, la sua famiglia avrebbe fatto molta più fatica a restare viva.
A quel punto Leman tentò di attirarla un poco in disparte. Una volta lontano dagli altri, le propose di pagarla perché, durante la notte, desse fuoco ai carri dei cacciatori. Mae si spaventò davanti a un discorso tanto pericoloso e tornò in fretta verso il pozzo, riprendendo ad aiutare Grombrindal con l’acqua. Il colloquio restò privato, ma Dora, da lontano, ne colse abbastanza da capire che fra il druido e la ragazza era passata una proposta grave.
Con il calare del sole la carovana si sistemò sul terreno dei Barlow. I carri furono messi in cerchio, gli animali raccolti al centro e i fuochi accesi. Più tardi, attorno alla cena, Theodor tornò sui resti dei bisonti e disse apertamente che quello non era che l’inizio: più a ovest il gruppo avrebbe visto stragi ancora peggiori, perché le pianure stavano cambiando pelle sotto il peso del profitto. Non era più soltanto la Frontiera. Era già una terra consumata.
La sessione si chiuse con i turni di guardia alla Fattoria Barlow, mentre nel buio cresceva la sensazione che il viaggio verso ovest li stesse portando dentro qualcosa di più vasto e più marcio di una semplice pista di coloni.
Personaggi non giocanti incontrati
- Hector Brannagh — Responsabile della carovana; tratta con Elias Barlow per la sosta e, dopo il rifiuto di Leman, si dichiara in debito con lui.
- Andrew Carver — Capo delle guardie della carovana; conferma con Theodor che il convoglio si è lasciato alle spalle la fascia più pericolosa attorno a Valdoren.
- Theodor Strand — Scout della carovana; interpreta la scena dei bisonti morti come prova della caccia commerciale e avverte il gruppo che più a ovest la strage sarà ancora peggiore.
- Dorothy Mercer — Ormai affidata agli Halverson, trascorre la serata nel campo accanto alla sua nuova famiglia adottiva.
- Elias Barlow — Padrone della fattoria; vende alla carovana diritto di campeggio e acqua fresca, mostrando una servizievolezza che sa di necessità più che di cordialità.
- Mae Barlow — Figlia adolescente di Elias; aiuta al pozzo, lascia trapelare il proprio disgusto per i cacciatori e si spaventa davanti alla proposta incendiaria di Leman.
- Uomo armato della fattoria — Presenza silenziosa e vigile accanto a Elias, armata di un lungo fucile; il gruppo non ne conosce ancora il nome né il ruolo preciso.
Luoghi visitati
- Via dei Coloni — Tratto occidentale sempre più vuoto e monotono, dove la pista si fa sentiero e la presenza umana si dirada.
- Campo di strage dei bisonti — Zona d’erba schiacciata e carcasse scuoiate, primo incontro concreto del gruppo con la caccia commerciale ai branchi.
- Fattoria Barlow — Cascina povera ma strategica grazie al suo pozzo profondo, già coinvolta nel circuito dei cacciatori di bisonti.