Regione: Middle West (pianura occidentale della Via dei Coloni) Tipo: Guado fluviale e mattatoio di branchi sulla prateria aperta Popolazione: Nessun insediamento; fauna selvatica impoverita nel raggio di miglia

Immagine

Veduta del Campo della strage

Guado sulla prateria: grandi corna scuoiati, coyote e corvi tra l’erba calpestata e i solchi dei carri.

Aspetto

Il Campo della strage non e’ una citta’ ne’ un punto segnato sulle mappe dei coloni: e’ un tratto di prateria alta dove un torrente basso — poco piu’ di un ruscello largo, con fondo di ghiaia e ciottoli — si puo’ attraversare a piedi o con carri leggeri quando l’acqua non e’ ingrossata dalle piogge di primavera. Gli orchetti delle Orme Profonde e i cacciatori di passaggio lo chiamano guado; i PG lo hanno visto cosi’, come un varco naturale in mezzo a un mare d’erba.

La Via dei Coloni passa a qualche miglio, abbastanza vicina da sentire il vento portare odori che non dovrebbero viaggiare cosi’ lontano, ma abbastanza lontana da non avere pali, pozzi coperti o case. Qui la Frontiera e’ ancora quella delle grandi erbe: ciuffi di bluestem e gramigna dei branchi alti fino al ginocchio o alla cintola, con macchie piu’ basse di sorgo selvatico e erba-ago dove il suolo e’ piu’ sassoso. In primavera — come nei giorni in cui la carovana di Brannagh ha attraversato la zona — il verde e’ denso ma non ancora secco; tra i fasci d’erba spuntano primule, linaria e asfodeli di prateria in macchie viola e giallo pallido; piu’ tardi, quando il caldo stringe, la stessa terra diventera’ oro e bruno in pochi giorni.

Il ruscello taglia la pianura senza alberi alti: solo salici neri e pioppi rachitici sulle rive basse, radici esposte dove l’acqua ha rosicchiato la sponda. Il guado e’ un’insenatura di ghiaia chiara, con erba schiacciata da zoccoli e ruote; dall’altra parte il terreno sale di nuovo in ondulazioni lievi — cuvette dove l’acqua piovana si ferma qualche giorno e attira aironi e germani, creste dove il vento corre piu’ forte e i falchi planano in cerchio.

Prima che i tiratori vi trasformassero il corridoio in un mattatoio, questo era un posto che i grandi corna conoscevano: erba tenera dopo il pascolo, acqua non troppo profonda, vento che portava via le mosche. Ora l’erba e’ calpestata in cerchi ampi, le carcasse giacciono a distanza regolare come se qualcuno avesse misurato il profitto prima del rispetto. I corvi e gli avvoltoi non fanno piu’ mistero: girano bassi, poi si alzano solo quando un cavallo si avvicina troppo. L’odore e’ dolciastro e nauseante — carne che marcisce, grasso rancido sotto il sole, sangue vecchio nelle pozzanghere — e le mosche formano nuvole che il vento non riesce a disperdere del tutto.

Chi conosce la prateria riconosce anche i segni che non appartengono ai branchi: solchi di carri che escono dal guado e puntano verso est, verso la fascia dove sorge la Fattoria Barlow; bossoli raccolti in mucchi troppo ordinati per un incontro casuale; crani aperti con cura per estrarre cio’ che serve alla concia commerciale, non solo la pelle. Molti cuccioli giacciono ancora con il pelo intatto — uccisi per impedire che la mandria si ricomponga, non per vendere nulla.

Flora e ambiente

La prateria in questa fascia del Middle West appartiene ancora al mosaico delle erbe alte: dominano graminacee profonde (bluestem maggiore, bluestem minore, sorgo indiano) alternate a zone dove la gramigna e piu’ bassa e resistente al pascolo intenso. Il suolo e’ in genere un mollisol scuro, ricco, tenuto vivo per millenni da fuochi stagionali, pascolo dei branchi e cicli di putrefazione; dopo una strage cosi’ grande, la terra assorbe sangue e grasso e diventa stranamente fertile in macchie — poi puzza per settimane.

Lungo il corso d’acqua crescono canne e carice nelle pozze laterali; in primavera compaiono margheritoni e verbene nelle zone umide. I roditori della prateria (scoiattoli di terra, talpe, topi dei pascoli) restano attivi finche’ i predatori non si concentrano; dopo il massacro, coyote e lupi si avvicinano di notte, e i coloni dicono che anche i serpenti a sonagli escono dal calore dei cumuli di carcasse.

Il vento e’ quasi costante: piega l’erba in onde lunghe e asciuga le pelli stese troppo in fretta. Gli incendi della prateria — naturali o appiccati dai clan per rinnovare il pascolo — non hanno toccato questo guado di recente; qui il fuoco e’ stato sostituito dal rumore dei fucili a lunga gittata.

Punti di interesse

  • Il guado — Attraversamento pedonale e per carri leggeri sul torrente; sponde morbide, ghiaia chiara, erba ripiegata da zoccoli di branchi e da ruote. Punto che Yargra delle Orme Profonde considera sacro per il passaggio delle mandrie; ora segnato dal massacro.
  • La zona delle carcasse — Almeno cinquanta-sessanta grandi corna scuoiati in un’area compatta; cranio aperto per estrarre il cervello (concia delle pelli); molti cuccioli uccisi senza scuoiatura; colpi in testa precisi, tipici dei tiratori professionisti.
  • I solchi verso est — Tracce di ruote di carri che risalgono verso la Fattoria Barlow, coerenti con un campo di scuoiatura e approvvigionamento d’acqua non lontano.
  • Il primo avvistamento (piu’ a est lungo la Via) — Alcuni giorni prima, il gruppo aveva trovato una strage minore — circa quindici capi scuoiati male e abbandonati — in un tratto di erba schiacciata vicino al sentiero; Theodor Strand lesse li’ i primi segni della caccia commerciale che avrebbe reso peggiore tutto cio’ che seguiva.

Storia e origine recente

Per generazioni i branchi hanno attraversato guadi come questo seguendo l’erba e l’acqua. I clan orcheschi delle pianure — in particolare le Orme Profonde — conoscono questi corridoi meglio delle mappe federali. Quando i tiratori del Punto Lungo hanno iniziato a colpire madri e cuccioli insieme, non hanno scelto un luogo a caso: hanno chiuso un varco che le mandrie usavano per ricomporsi dopo la migrazione.

La mattanza osservata dai PG all’alba, guidati da Yargra, e’ la prova fisica di cui la sciamana ha chiesto testimoni «secondo il costume» dei coloni: non vendetta immediata, ma denuncia, paura che i grandi corna non tornino piu’ e che la guerra tribale diventi inevitabile. Leman Russ ha tentato di velare almeno in parte i corpi sollevando l’erba attorno alle carcasse — gesto piccolo, ma sincero — mentre Kelvor Rivib ha promesso di portare la notizia fino alle autorita’ di Tre Pali, ancora lontane lungo la Via.

Il campo resta aperto: nessuno ha seppellito nulla, nessuno ha bruciato l’erba per disperdere l’odore. I corvi lavorano, il vento porta, e la prateria registra in silenzio quanto la Frontiera sta diventando sotto il peso del profitto.