Data: 14/04/2026
Riassunto
Usciti dall’ufficio dello sceriffo con la taglia in tasca, il gruppo si orienta rapidamente tra le strade di Valdoren e trova la carovana di Hector Brannagh in allestimento ai margini della città. Il vecchio organizzatore li valuta con occhio pratico e li divide: Dora e Leman Russ vanno alla Locanda del Fiume Rosso per farsi giudicare da Theodor Strand, lo scout già arruolato, mentre Kelvor, Grombrindal e Gud Bender restano al campo a parlare con Andrew Carver, il capo delle guardie. Entrambi i colloqui vanno bene — Theodor in particolare rimane colpito dalle mappe di Dora e la promuove senza esitare. Nel pomeriggio c’è tempo per qualche acquisto e una ricognizione del circondario; il giorno dopo Brannagh conferma l’ingaggio e la partenza per l’indomani mattina. Il gruppo trascorre l’ultima notte sotto un tetto vero. La carovana aspetta.
Immagini salienti
La carovana di Brannagh

La carovana di Hector Brannagh in allestimento nella pianura appena oltre le ultime case di Valdoren.
Eventi principali
Valdoren era già in piena attività quando il gruppo lasciò l’ufficio di Silas Drummond. Il viale principale scorreva di carri, commercianti e animali da soma — il respiro ordinario di una città che vive di transito. Si fermarono al primo saloon presentabile: un locale anonimo, frequentato da gente di passaggio, con un barista corpulento che lucidava bicchieri con l’aria di chi sa tutto quello che vale la pena sapere. Bastarono poche domande: il nome Brannagh e le indicazioni per raggiungerlo — prima trasversale verso ovest, fuori dall’abitato, non si poteva sbagliare.
Nella pianura appena oltre le ultime case, la carovana era già una macchina in movimento: una ventina di carri coperti di tela bianca, un recinto temporaneo con buoi e cavalli, casse e sacchi che passavano di mano in mano sotto gli occhi di due guardie armate. Hector Brannagh era nel mezzo di tutto, visibilmente affaticato, a dare ordini con la voce bassa di chi non ha bisogno di alzarla. Li notò con la coda dell’occhio e si avvicinò diretto: «Chi mi cerca?»
Il gruppo si presentò. La menzione dei fratelli Crow — la consegna di Sam allo sceriffo — ottenne l’unico sopracciglio alzato della conversazione: «Bello. Questo vi rende sicuramente più interessanti di prima.» Brannagh non era uomo da complimenti, ma sapeva riconoscere una referenza solida. Li valutò e divise: chi aveva occhio da esploratore andava alla Locanda del Fiume Rosso a trovare Theodor Strand, lo scout già ingaggiato; gli altri rimanevano al campo a parlare con Andrew Carver, il capo delle guardie.
Andrew Carver era il tipo di uomo che ispira fiducia non per quello che dice ma per come se ne sta: poco incline alle parole, molto alle valutazioni. Il colloquio con Kelvor, Grombrindal e Gud Bender fu breve e positivo — rispose alle domande con onestà, fece le proprie, e alla fine annuì senza cerimonie.
Alla Locanda del Fiume Rosso, Dora e Leman Russ trovarono ad aspettarli solo il receptionist dai baffetti curati e un registro aperto sul bancone. Theodor Strand sarebbe tornato per pranzo. Lo fece puntuale: magro, con quel passo lungo e misurato di chi ha percorso più sentieri che strade, un sorriso aperto senza essere servile. Li valutò uno per uno con domande pratiche su terreni, fauna, situazioni difficili. Quando Dora tirò fuori le sue mappe, Theodor le studiò in silenzio per qualche secondo. «Non è solo che sono belle — è che hanno dei motivi seri per non esserlo, e invece lo sono. Sei promossa.» Parlò anche delle insidie delle pianure — le mandrie di bisonti e i wurmionti delle colline — e chiuse la questione: «Tanto i problemi non sono mai gli animali. Sono sempre i senzienti il casino. Per me ci siete.»
Il pomeriggio si divise naturalmente. Kelvor, attratto dalle vetrine di un armaiolo, uscì con un revolver tecnomagico di prima qualità — incisioni runiche precise, meccanismo affidabile, il tipo di arma che si compra una volta e si porta per anni. Leman Russ aggiunse al suo equipaggiamento una buona balestra. Dora e il druido, invece, uscirono dalla città per una ricognizione del circondario: campi coltivati, segherie sul fiume, botteghe artigiane al bordo della pianura — periferia civilizzata, nulla di allarmante.
Il giorno seguente il gruppo tornò da Brannagh. L’offerta era quella di sempre: tre dollari al giorno a testa, vitto e alloggio per tutta la durata del viaggio, ordine di grandezza un mese. E per Dora, una volta giunti a destinazione, una commissione separata: la mappatura del circondario, pagata a parte. Brannagh li congedò con la pragmaticità di chi ha ancora mille cose da fare: «Spero che siate pronti. Si parte domani mattina.»
Il resto della giornata fu libero. Il gruppo si ritirò a dormire. La carovana aspettava.
Personaggi non giocanti incontrati
- Hector Brannagh — Organizzatore della carovana diretta alla Frontiera. Pragmatico, diretto, poco incline alle formalità. Ingaggia il gruppo come guardie e scout, con una commissione di cartografia riservata a Dora all’arrivo a destinazione.
- Andrew Carver — Capo delle guardie della carovana. Uomo di poche parole e valutazioni precise. Il colloquio con Kelvor, Grombrindal e Gud Bender va positivamente.
- Theodor Strand — Scout già arruolato da Brannagh. Esperto di terreni e fauna delle pianure. Rimane colpito dalle doti di cartografa di Dora e dà il suo benestare all’ingaggio del gruppo.
Luoghi visitati
- Valdoren — Il gruppo si muove tra il viale principale, il campo carovana nella pianura ovest e la Locanda del Fiume Rosso. Ultima tappa stanziale prima della Frontiera.