Regione: Pianure del Sud, costa del Golfo (foce del Grande Fiume) Tipo: Capitale federale degli Stati Uniti, città-porto sul Golfo e sull’oceano planare Popolazione: ~180.000 abitanti (stima, la più popolosa del Nuovo Mondo)

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Veduta di New Avalon

Veduta di New Avalon.

Aspetto

New Avalon è la prima città del Nuovo Mondo e la più grande. Fondata da Terralba nel 47.392 C.E. — quattro anni dopo la scoperta del varco planare elfico — sorge alla foce del Grande Fiume, là dove le acque limacciose del Mississippi incontrano il Golfo in un labirinto di canali, isolotti e paludi salmastre. La sua posizione strategica fu evidente al primo capitano elfico che vi gettò l’ancora: un porto naturale immenso, riparato e accessibile sia all’oceano planare sia alla rete fluviale che penetra mezzo continente.

Centocinquantanove anni dopo il Concilio che vi fu firmato nel 47.615 C.E., New Avalon è cresciuta fino a diventare la capitale federale degli Stati Uniti: sede del Congresso, della Banca Federale, dei consolati di Terralba e del Caporalato, dei più grandi cantieri per le navi dell’oceano planare. È nel cuore del Sud ma deve essere la capitale di tutti, e questa contraddizione le scorre dentro come una corrente sotterranea che ogni tanto affiora alla superficie nelle aule del Congresso, nei salotti dei consolati e — più di rado — nelle strade.

La città è caotica, umida, magnifica e corrotta in misura approssimativamente uguale. Chi ci arriva per la prima volta dal Vecchio Mondo si stupisce della sua scala; chi ci vive sa che la scala è la sua condanna e la sua fortuna.

New Avalon non ha una pianta: ha quartieri stratificati come anelli di un tronco vecchio. Al centro si trova il Vecchio Quartiere Elfico, costruito dai fondatori di Terralba con la stessa geometria che si trova nelle città del Vecchio Mondo: arcate di pietra chiara, portici ombreggiati, piazze con fontane circolari, edifici a due piani con balconate in ferro battuto traforato. Qui sopravvive qualcosa della raffinatezza originale — le cucine elfiche, le librerie di pergamene, i caffè dove si gioca a scacchi senza fretta — ma anche qui l’umidità del Golfo ha mangiato gli intonaci e le edere si sono prese le terrazze.

Attorno al nucleo elfico la città è cresciuta per accumulo, decennio dopo decennio, mano a mano che arrivavano i coloni umani e che il commercio del Grande Fiume si espandeva. I Quartieri Nuovi sono caotici, vitali, fatti di case in legno a tre piani con verande e tetti spioventi, di strade fangose che diventano paludi alla prima pioggia e di mercati che cominciano prima dell’alba. L’odore di New Avalon è una stratificazione precisa: salmastro del Golfo, fumo nero delle ciminiere dei battelli, tabacco da masticare, cucina di strada al cumino e al pepe, melma del delta, sudore dei moli.

I moli del Grande Fiume si stendono per miglia lungo la riva nord della città, divisi in tre settori: quello dell’oceano planare, dove attraccano le grandi navi che arrivano dal Vecchio Mondo; quello fluviale, da cui partono i sidewheel packet come la Ben Campbell verso il Middle West; quello commerciale, dove si caricano e scaricano cotone, tabacco, canna da zucchero, e dove avvengono le aste meno discrete della città. Sopra ai moli, su un leggero rilievo che è l’unica altura naturale a chilometri, si erge il Quartiere del Congresso: edifici in marmo bianco importato dal Vecchio Mondo, palme ornamentali piantate dagli architetti elfici, e il Campidoglio federale con la sua cupola dorata che si vede arrivando dal mare.

Più in periferia, dove la città si dissolve nelle paludi del delta, esistono quartieri che le mappe ufficiali non mostrano: catapecchie su palafitte, comunità halfling e gnome che si organizzano fuori dai contratti, taverne fluviali raggiungibili solo in barca. La legge federale parla di “zone di emergenza igienica”; chi ci vive le chiama solo casa.

Abitanti e demografia

La popolazione di New Avalon è la più stratificata del Nuovo Mondo, e i suoi strati corrispondono quasi perfettamente ai quartieri.

  • Elfi di vecchia famiglia — Discendenti diretti dei coloni di Terralba, concentrati nel Vecchio Quartiere e nelle ville sul delta. Sono minoranza numerica ma controllano ancora una parte sproporzionata delle banche, delle case d’aste e dei seggi al Congresso. Parlano un dialetto elfico mescolato con cadenze coloniali che il Vecchio Mondo trova provinciale e che loro considerano l’unico vero elfico moderno.
  • Umani coloniali — La maggioranza della popolazione libera. Mercanti, funzionari federali, capitani fluviali, avvocati, artigiani, possidenti di piantagioni. Si dividono tra le famiglie storiche del Sud — quelle che hanno costruito la loro fortuna sulle piantagioni di cotone e zucchero — e le nuove fortune mercantili che arrivano dalla rete del Grande Fiume.
  • Halfling e gnomi — La componente più numerosa e la meno visibile nelle statistiche ufficiali. La schiavitù è formalmente abolita dal 12 d.C., ma i contratti di servitù decennali sono ancora legali, diffusi, e centrali all’economia locale: nelle case dei ricchi, nei mercati, nei cantieri, sui ponti dei battelli, una larga parte della forza lavoro è halfling o gnoma sotto contratto. Esiste anche una piccola comunità di halfling liberi, soprattutto nei Quartieri Nuovi e nelle palafitte del delta, che vive ai margini della legalità e che ha legami sotterranei con la rete di liberazione del Nord.
  • Diplomatici e mercanti stranieri — Consolati di Terralba e del Caporalato di Campobrina, agenzie commerciali di Silvarenne e Lornessa, qualche delegazione orchesca semi-ufficiale che si occupa di rotte commerciali per le Terre Selvagge meridionali. Tutti hanno residenza nel Vecchio Quartiere o nel Quartiere del Congresso, tutti si tengono d’occhio a vicenda.
  • Marinai, viandanti, gente di passaggio — New Avalon è la porta del Nuovo Mondo: ogni giorno arrivano e ripartono navi dell’oceano planare e battelli fluviali, e migliaia di persone passano per la città senza fermarsi più di qualche notte. I quartieri vicini ai moli vivono di questa marea umana, di ciò che lascia e di ciò che si prende.

Punti di interesse

  • Il Campidoglio Federale — Sede del Congresso degli Stati Uniti, in cima al leggero rilievo che domina i moli. Edificio in marmo bianco, cupola dorata, due ali simmetriche per le camere parlamentari. È qui che la frattura Nord-Sud si misura ogni settimana, e dove i delegati del Nord si sentono ospiti in casa altrui.
  • La Banca Federale — La più grande istituzione finanziaria del Nuovo Mondo. Custodisce le riserve d’oro e di rame della federazione, emette i dollari coloniali e regola i tassi delle barre runiche. Le sue casseforti tecnomagiche sono considerate inespugnabili — il che ha attirato negli anni un certo numero di tentativi.
  • I Moli del Grande Fiume — Tre settori di banchine che si stendono per miglia lungo la riva nord. È da qui che parte la Ben Campbell e che ogni giorno si imbarcano migliaia di persone dirette verso il Middle West, e dove si scaricano le merci che hanno attraversato l’oceano planare.
  • Il Vecchio Quartiere Elfico — Cuore originale della città, fondato da Terralba. Arcate, portici, piazze con fontane, librerie e caffè. Anche le case d’aste più antiche della città — quelle che trattano contratti di servitù decennale insieme a opere d’arte, gioielli e proprietà — hanno sede qui, dietro facciate eleganti e nomi composti.
  • Il Consolato di Terralba e il Consolato del Caporalato — Due edifici imponenti, l’uno di fronte all’altro su una grande piazza alberata nel Quartiere del Congresso. Tra i due si gioca silenziosamente la metà della politica estera degli Stati Uniti.
  • I cantieri planari — Sulla riva opposta del Grande Fiume, raggiungibili in traghetto. È qui che si costruiscono le navi capaci di attraversare il varco oceanico verso il Vecchio Mondo: scafi enormi, alberature massicce, casse di rune oceaniche che pochi tecnomaghi al mondo sanno tarare.
  • Le palafitte del delta — La periferia che la città preferisce non vedere. Quartieri costruiti sull’acqua, raggiungibili in barca, dove i halfling liberi, i contrabbandieri e qualche disertore della Frontiera vivono fuori dal raggio degli sceriffi federali.

Storia e origine

New Avalon è la madre delle Undici Colonie. Fu fondata nel 47.392 C.E. da una spedizione di Terralba comandata da capitani elfici che avevano appena attraversato il varco planare scoperto quattro anni prima. La leggenda fondante racconta che il primo capitano, scendendo a terra in una giornata di vento di scirocco, riconobbe nella foce del Grande Fiume l’identica conformazione di un antico porto del Vecchio Mondo e che a quel punto pronunciò il nome — Avalon Nuova — su cui non si discusse più. Le cronache più sobrie parlano di tre anni di rilievi e di un nome scelto per ragioni politiche più che mistiche, ma le città hanno i miti che si meritano.

Per due secoli New Avalon fu una colonia di Terralba: tributi, governatori inviati dalla madrepatria, dazi sul commercio. Crebbe diventando il fulcro della colonizzazione del Sud, da cui Terralba lanciò la fondazione di Vornessa, Dornhal, Silvarenne e Lornessa. Quando le altre madrepatrie — il Caporalato di Campobrina, due potentati minori del Nord — fondarono le proprie colonie sulla costa orientale, New Avalon era già la più grande città del Nuovo Mondo.

Nel 47.613 C.E. le colonie si federarono. Due anni di Guerra d’Indipendenza si conclusero qui, nel Concilio di New Avalon del 47.615 C.E. (anno 0 d.C.): il trattato firmato in una sala del Vecchio Quartiere Elfico — oggi parte del Campidoglio — sancì la nascita degli Stati Uniti. Da allora la città è la capitale federale, e questa scelta — capitale di un Sud schiavista al cuore di una federazione che a parole condanna la schiavitù — è la contraddizione che la storia degli Stati Uniti non è ancora riuscita a risolvere.

L’abolizione formale della schiavitù nel 12 d.C. trasformò la facciata legale ma non la sostanza economica: i contratti di servitù decennali sostituirono la proprietà diretta senza modificarne troppo il funzionamento. Le grandi famiglie di New Avalon, che avevano accolto la federazione, accolsero anche l’abolizione, e accolsero anche il compromesso. La città ha la pazienza dei luoghi che hanno visto troppo.