Regione: Le Terre Selvagge (margine orientale, pianura a ovest di Tre Pali) Tipo: Campo mobile temporaneo — avanguardia del clan Distanza da Tre Pali: circa due ore di marcia serrata verso ovest-sudovest Nome orchesco: Tahká-Wičhó — «il solco dove il bisonte si nasconde»
Immagine
Mappa del campo: avvallamento, tepee, cerchio del fuoco, cerchio rituale, linea dei cavalli e pozza stagionale.
Aspetto
L’accampamento non si trova — lo si scopre. Chi cammina nelle pianure a ovest di Tre Pali vede solo erba alta, cielo e la linea piatta dell’orizzonte; poi il terreno cede di colpo in un avvallamento lungo e stretto — un vecchio letto di torrente stagionale, asciutto da mesi, scavato in morbide curve nella terra ocra — e il campo è lì sotto, invisibile finché non ci sei dentro.
Sette tepee da viaggio sono disposti nella conca seguendo la logica del vento e del drenaggio: i più grandi a monte dell’avvallamento dove l’aria si muove meno, i più piccoli verso il punto dove il canale si apre e la brezza serale porta via il fumo. Sono strutture modeste — pelli di bisonte conciate su armatura di pali sottili, alte forse tre metri, con disegni geometrici sbiaditi dal viaggio e rattoppi di cuoio più chiaro dove le cuciture hanno ceduto e sono state rifatte. Non sono tepee da villaggio stabile: sono i ripari di chi si muove in fretta e non intende restare più del necessario.
Il fondo dell’avvallamento è terra nuda e compatta, color ruggine, con ciuffi di salvia selvatica e trifoglio di prateria che crescono lungo i bordi dove l’acqua stagionale deposita il suo ultimo umido. Pietre piatte raccolte dal letto del torrente formano un cerchio di fuoco centrale — carbonella, cenere bianca, ossa di piccola selvaggina — attorno al quale il terreno è liscio e battuto dai piedi. Un secondo cerchio più piccolo, defilato verso sud dietro un grosso masso erratico, serve per le medicazioni e i rituali: vi si trova cenere di salvia bruciata e ciottoli disposti a spirale.
L’erba alta oltre il bordo dell’avvallamento è il vero muro del campo. Da cinquanta passi di distanza non si vede nulla se non il profilo ondulato della pianura e, nelle ore calde, il tremolio dell’aria sopra la terra asciutta. Solo il fumo — sottile, grigio, mescolato con salvia — tradisce una presenza, e solo se il vento soffia nella direzione giusta. Di notte le fiamme sono basse e i tepee si confondono con le ombre della conca.
I cavalli — una dozzina circa, bassi, muscolosi, con il manto a macchie scure — sono legati a una corda tesa tra due pali piantati all’estremità meridionale dell’avvallamento, dove il terreno risale dolcemente e l’erba da pascolo è più densa. Accanto ai cavalli, due slitte da travois smontate e impilate contro il bordo, pronte per partire in meno di un’ora.
L’aria sa di salvia bruciata, grasso cotto, cuoio vecchio e terra umida. Quando il vento soffia da ovest porta l’odore secco delle colline lontane; quando viene da est, la brezza porta l’erba calda e il sentore ferroso della pozza vicina.
Abitanti e demografia
L’accampamento ospita una ventina di orchi — guerrieri e cacciatori del Clan delle Orme Profonde. Non ci sono bambini né famiglie intere: questo è un campo d’avanguardia, non il villaggio principale. Il villaggio stabile del clan si trova a due giorni di cammino a ovest, alla base delle prime colline dove la prateria cede il passo a terreno più mosso e riparato.
I guerrieri sono alti, larghi, con la pelle grigio-verdastra tipica degli orchi delle pianure. Vestono cuoio conciato morbido con frange funzionali, coperte da viaggio con motivi geometrici del clan, collane d’osso e dente. Portano archi corti da prateria, lance da caccia, coltelli pesanti e qualche fucile tecnomagico di bassa qualità — armi commerciali ottenute per scambio con intermediari di frontiera, meccanismi runisti poco affidabili, canne che si scaldano troppo in fretta.
Figure notevoli del campo
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Yargra delle Orme Profonde — Sciamana e mediatrice. La voce della pazienza nel campo; chi tiene fermi i giovani finché la legge dei coloni ha tempo di funzionare. Ha il tepee più vicino al cerchio rituale.
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Kaska Corno Spezzato — Capo-guerra dell’avanguardia. Orco sulla quarantina, massiccio anche per la sua razza, con una cicatrice lunga che gli taglia il sopracciglio sinistro fino allo zigomo. Parla poco, decide in fretta, rispetta Yargra ma non la segue ciecamente. Suo è il compito di tenere la disciplina nel campo e decidere se il clan si muove o resta. Porta un fucile tecnomagico migliore degli altri — un vecchio modello militare ottenuto chissà dove — e una lancia da guerra con punta di ferro lungo.
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Tokala il Veloce — Giovane guerriero, il più rumoroso tra chi chiede azione diretta. Snello per un orco, rapido, impaziente. Ha perso un fratello nella stagione precedente in una scaramuccia con cacciatori di pelli più a nord, e non ha finito di masticare il lutto. Parla troppo attorno al fuoco e qualcuno prima o poi lo ascolterà. Ha vent’anni e crede che bastino.
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Očhéthi Mano Quieta — Anziano consigliere, orco sulla sessantina con la barba grigia e le mani deformate dall’artrite. Non combatte più ma conosce ogni guado, ogni pozza, ogni corridoio migratorio nel raggio di cento miglia. È la memoria vivente del territorio — la mappa che nessun geometra federale possiede. Parla con voce bassa e i giovani devono avvicinarsi per sentirlo, il che li costringe al silenzio.
Punti di interesse
- Il cerchio di fuoco centrale — Pietre piatte, carbonella, ossa pulite di piccola selvaggina. La sera il fuoco è basso e schermato; l’odore di grasso e salvia si mescola alla brezza. Qui si discute, si mangia, si decide.
- Il cerchio rituale — Defilato dietro il masso erratico a sud. Cenere di salvia, ciottoli disposti a spirale, un palo basso con nastri di cuoio e piccole ossa di uccello. Qui Yargra brucia erbe, legge i segni e chiede agli spiriti della pianura.
- La linea dei cavalli — All’estremità meridionale dove il terreno risale. Cavalli da pianura robusti e silenziosi, slitte da travois pronte, sacche di cuoio con provviste d’emergenza. Da qui il clan può sparire nella notte in meno di un’ora.
- Il punto d’osservazione — Sul bordo settentrionale dell’avvallamento, dove il terreno è appena più alto, un guerriero è sempre di vedetta sdraiato nell’erba alta. Da lì si domina la pianura verso Tre Pali: chiunque si avvicini dal sentiero più battuto è visibile da almeno mezz’ora di distanza.
- La pozza stagionale — Cinquanta passi a ovest dell’accampamento, nel punto più basso del vecchio letto del torrente, una pozza d’acqua stagnante ma potabile sopravvive anche nella stagione secca grazie a una piccola sorgente sotterranea. L’acqua è torbida e sa di ferro, ma è sufficiente per uomini e cavalli.
Storia e origine
L’avvallamento è un punto della rete invisibile di guadi, pozze, ripari e depressioni che i clan delle pianure conoscono a memoria e i coloni non segnano su nessuna carta. Le Orme Profonde lo usano da generazioni come campo di sosta nelle migrazioni stagionali tra le colline occidentali e le praterie del bisonte. Il nome Tahká-Wičhó — «il solco dove il bisonte si nasconde» — viene dal fatto che in passato i branchi stessi usavano la conca come riparo dal vento nelle notti di tempesta; i vecchi dicono che l’avvallamento porta fortuna a chi si ferma e sfortuna a chi lo cerca senza essere stato invitato.
In tempi normali il clan ci passerebbe una notte o due durante la migrazione primaverile. Questa volta ci sono fermi da più di una settimana — il clan ha questioni aperte con i coloni che richiedono una presenza costante vicino a Tre Pali. Finché la situazione non si risolve — con la legge o senza — l’avanguardia resta qui, abbastanza vicina alla città da sapere cosa succede, abbastanza lontana da non essere scoperta per caso.